Paola Pozzi “durante questa chiusura ho continuato a lavorare, sto progettando un libro che dovrebbe uscire per Natale. Non mi sono mai fermata…”
di Rosa Arpaia (link all’articolo: https://ilgiornale.artestv.it/2020/10/08/paola-pozzi-un-architetto-dalle-mille-risorse)
Paola Pozzi vove e lavora a Napoli nel 1973, si è laureata in Architettura presso la Facoltà di Architettura di Napoli (FedericoII). Da allora a tutt’oggi è impegnata nell’attività professionale soprattutto nel campo della progettazione degli interni, del design e del verde. Dal 1973 al 1981 è stata assistente presso la cattedra di Arredamento presso l’istituto di progettazione Architettura alla facoltà di Architettura. E’ stata consigliere dell’Ordine degli Architetti di Napoli e consulente della Soprintendenza ai Monumenti della Campania per i centri storici di Napoli, Capri e Teggiano (SA). Per quanto riguarda gli allestimenti e le scenografie ha curato, tra gli altri, le edizioni del 1988 della “Biennale del mare” e “Altritalia ambiente” “Fiera Fumetto” e I e II edizione di “Futuro Remoto”, “Oro a Napoli” e nel 1990 l’ardita sistemazione delle sculture di Munari. Ha pubblicato vari libri, tra cui “Napoli Sotterranea” ed articoli su riviste specializzate in architettura ed arte. Ha collaborato con i quotidiani “Il Mattino” e il “Roma nella rubrica “l’architetto risponde” ed altro… L’ultimo lavoro rilevante (2007-2009) è stato il progetto dell’arredo e del decoro per l’albergo Palazzo Caracciolo nel centro storico di Napoli.
Dopo questo breve excursus sulla vita e le opere dell’architetto Paola Pozzi, passiamo a porle alcune brevi ma importanti e significative domande sull’architettura e l’arte.
Buonasera Paola secondo lei l’arte è uno status? “Se si intende status sociale no. L’arte è un investimento, le persone ricche tendono a comprare opere perché pensano di fare un investimento; non pensano ai colori, non guardano negli occhi l’artista, loro pensano solo a fare un affare, perché secondo loro rivendendo l’opera guadagnano. L’arte per me è svegliarsi la mattina e ammirare l’opera, trarre energia da essa, ammirare i colori e tutto ciò che rappresenta. L’arte non è speculazione”.
Viviamo ancora con la paura del covid: ci illustri il quadro della tua rinascita contemporaneamente alla scoperta del vaccino? “Io durante questa chiusura ho continuato a lavorare, sto progettando un libro che dovrebbe uscire per Natale, io non mi sono mai fermata, io non sono morta dentro, anzi ho avuto l’occasione per mettere a punto una serie di idee, tra scrittura e mostre anche on line”.
Le sue creazioni? “Una libreria in ferro, con una lamiera di 2mm. L’idea è di vedere i libri sospesi nell’aria. Non mi piacciono le mensole in commercio perchè sono loro a delimitare lo spazio. Qui sono i libri a delimitarlo. Un’ altra idea è la trasformazione di un mobile: mobile bar degli anni cinquanta in acero. Io l’ho ridipinto e poi ho messo un disegno per dargli luce. I cassetti riportano il disegno. Un tavolino in radica, trasformato solo cambiando il colore, color prugna e tanto tanto altro”. La ringrazio per averci concesso questa intervista ma soprattutto per averci aperto le porte del suo mondo artistico.
